Significato di una parola

Con il termine di contrafforte, in geografia fisica, s’intende “una catena secondaria di un massiccio montuoso che è ben delimitata sui suoi lati da solcature e che termina, nella sua parte più bassa, con grossi speroni di roccia”. Il termine pliocenico ne definisce l’epoca di formazione.

Si tratta di una catena rocciosa, ben evidente, che si estende dalla valle dell’Idice a quella del Reno per una lunghezza complessiva di circa 15 km.. Le rupi, a strapiombo, sono orientate verso Sud, mentre il versante nord scende dolcemente, scomparendo in altre formazioni geologiche. Queste strutture  sono costituite da arenaria a differente cementazione. L’erosione in molti punti ha creato   particolari torrioni e calanchi molto suggestivi e caratteristici.

contrafforte

L’origine geologica

Dopo la crisi di salinità della fine dell’Era Terziaria (Piano Messiniano), le acque dell’Atlantico tornarono a riempire il bacino del Mediterraneo. Il clima caldo (tropicale) favorì lo sviluppo di numerose faune marine e terrestri. Dal Paleo-Appennino i fiumi scaricavano i loro sedimenti in un golfo interno, una grande invaginazione del mare padano che bagnava un’area compresa tra il Piemonte e la Romagna orientale. In questo che, all’epoca di Luigi Fantini, veniva identificato col termine di Bacino Intrappenninico, la profondità delle acque decresceva gradualmente dai tratti di costa (appena a Sud delle località di Monterenzio, Pianoro, Sasso Marconi ecc.) verso nord. La granulometria della sedimentazione, derivata dai materiali dei paleo-fiumi ( dall’Idice al Reno), anch’essa decresceva formando   a nord potenti depositi di Argille Azzurre, molto fini, mentre dalla parte opposta, costiera, si formavano strati di ciottoli e sabbie più grossolane. L’azione delle tempeste (non dimentichiamo che si era in un clima tropicale)  agitavano questo mare (specialmente nei tratti costieri di mare più basso) e di conseguenza scompaginando questi depositi. Gli strati di sabbi,e in via di cementazione (per la presenza di moltissime conchiglie prodotte dalle faune a molluschi), davano origine a cogoli, ovvero a masse rotondeggianti di sabbie ed argille anche di grandi dimensioni, immerse nelle formazioni arenacee. Tutto questo avveniva tra i 5 ed i 2 milioni di anni da oggi.

All’inizio del Periodo Quaternario, l’azione alternata di periodi freddi (Glaciazioni) e più caldi (Interglaciali) provocò variazioni sensibili del livello dei mari con conseguente alternanza di cicli di sedimentazione. Seguirono più fasi di sollevamento della catena appenninica che portarono quei sedimenti marini, diventati roccia arenaria , fino a 600 metri di quota. Contemporaneamente durante le fasi di sollevamento, l’azione del vento e delle piogge, provocò la trasformazione, per erosione, di tali montagne. Grazie a questo modellamento del paesaggio (sempre in atto) oggi troviamo la cima del Monte delle Formiche a 638 m. e Monte Adone a 655m. sul livello del mare. Le faune marine di quell’antico mare oggi le incontriamo sotto forma di fossili ancora ben conservati (gasteropodi, lamellibranchi, coralli ecc.) con innumerevoli specie.

contrafforte-pliocenico-590x230

Il golfo dei grandi mammiferi marini

Le presenze di mammiferi marini nel Golfo Intrappenninico sono note fin dal XVIII° secolo. Nel 1863, vicino a Villa Monti, a Riosto, fu trovato un teschio e costole di una specie simile agli attuali Dugonghi e fu chiamato Felsinotherium forestii. La grande importanza di questo reperto è che è un olotipo , ovvero che è stato il primo, a livello mondiale, ad essere scoperto e studiato trattandosi di una nuova specie.

Nel 1965, Bruno Monti di Tazzola, mentre lavorava con una ruspa verso Gorgognano incappò in numerose grosse ossa. Venne avvisato immediatamente il Prof. Raimondo Selli Direttore dell’Istituto di Geologia dell’Università di Bologna. In breve vennero recuperati quelli che furono classificati come i resti fossili di una balenottera (Balenoptera acutorostrata ) di circa nove metri, probabilmente morta spiaggiata vicino a quelle che allora (circa 3 milioni di anni fa) erano le foci del torrente Zena.

A Sasso Marconi, durante i lavori di consolidamento della Rupe in parte crollata nel 1898, vennero estratte alcune ossa fossili di Tapiro tra cui una mandibola. Questo animale, vissuto certamente prima di 2.800 milioni di anni fa, viveva vicino alla costa del Golfo   insieme ad altre faune terrestri. Oggi è comune in Sud America.

Aspetti naturalistici

Il tipo di roccia e l’orientamento verso Sud delle rupi ha permesso lo sviluppo di diverse specie,. Anche la diversificazione del substrato (da roccia a terreno sabbioso incoerente) e la diversità di habitat dovuti ad ambienti rupicoli assolati a Sud, solchi erosivi ombrosi ed umidi a Nord ampiamente forestati ed a tratti a prateria, ha permesso lo sviluppo di numerose specie vegetali a cui si associano altrettante faune minori e non. Sono presenti, tra l’altro, boschi misti con specie mediterranee oltre a numerose rarità botaniche. Spesso tutti questi ecosistemi si sono potuti mantenere   per la relativa inacessibilità di molti luoghi. L’ultima guerra aveva prodotto ingenti danni all’ambiente naturale (deforestazione, caccia ecc.), ma dopo 70 anni la natura ha ripreso pieno possesso di questi territori. Oggi   in quest’area la copertura boschiva si aggira sul 40% e con zone coperte di arbusti pari ad un 15%. Le aree coltivate coprono solo il 20% del Contrafforte.

In base ai diversi ambienti presenti (rupi, praterie di ambiente arido,calanchi, colture e prati arbustati, boschi xerofili di amb. aridi, boschi mesolifi di amb. freschi, zone umide) da una ricerca condotta dal Dr. Giancarlo Marconi e da Donatella Mongardi , complessivamente la biodiversità del Contrafforte è così costituita: 136 specie di piante vascolari, 31 muschi/epatiche, 62 licheni, 74 uccelli, 38 mammiferi, 39 rettili/anfibi, 200 Artropodi, 10 gasteropodi. Questi numeri dimostrano la grande importanza naturalistica di questa straordinaria zona appenninica.

Per meglio apprezzare quanto esposto sotto il profilo botanico si consiglia una visita al centro Nova Arbora alla Canova di Badolo.

Analogamente per la parte geologica, merita una visita al Museo delle terre della val di Zena a Tazzola. Il Museo della Winter Line di Livergnano , addossato ad uno spettacolare tratto del Contrafforte offre indicazioni riguardanti la Linea Gotica che lì si fermò durante l’inverno del 1944.

Il Monte delle formiche

Sovrastante il paese di Monterenzio, antico spartiacque tra Idice e Zena, questa montagna di appena 638 metri sul livello del mare, per la sua conformazione è ben identificabile fin dalla pianura di Budrio. Sulla cima è stata ricostruita una chiesa che era stata distrutta durante l’ultima guerra, ma che aveva origini ben più antiche (forse santuario celtico o romano?). In Settembre nugoli di formiche alate convergono su questo edificio fin dai secoli passati.

Luigi Fantini, dalle ghiaie fluviali,presenti appena sotto alla cima, estrasse dei ciottoli che recavano sbozzature molto fluitate. Il ricercatore ritenne che quei manufatti appartenessero a uomini vissuti all’inizio del Quaternario e che provenissero dal letto dello Zena che in quei tempi sfociava nel Golfo Intrappenninico. Il problema è ancora dibattuto, ma a Fantini resta il merito di essere stato il primo ad ipotizzare la presenza dell’Uomo paleolitico nei nostri territori. Si era negli anni ’70 e da allora le ricerche sono proseguite con conferme della presenza umana nelle nostre vallate già 700.000 anni fa.

Il Contrafforte nella Storia

Sul Contrafforte sono accertate notizie di una frequentazione fin dal Periodo Neolitico per la presenza a monte adone di frammenti fittili ad impasto grossolano, punte di freccia in selce ecc. Probabilmente esisteva un insediamento su un pianoro a Monte Adone oggi del tutto scomparso per l’erosione e la sottostante Grotta delle Fate secondo alcuni autori forse fu abitata. Nella stessa zona furono portati alla luce alcuni oggetti in bronzo. A Rocca di badolo, nel 1881 venne alla luce un ripostiglio che conteneva 43 asce di bronzo datate tra il XVII° ed il XIV° secolo a.C. tipicamente ascrivibili al Bronzo Medio. Alla base di monte Adone, verso il Setta furono trovate delle accette di buona fattura anche se arcaiche. Tutto ciò dimostra una attiva frequentazione che andò avanti dal Neolitico al Villanoviano.

L’abate Serafino Calindri, in un suo libro dedicato al bolognese pubblicato verso la fine del XVIII° secolo, dichiara di aver trovato monete consolari romane   d’argento sempre su Monte Adone.

Verso il IX° secolo a.C. tracce di cultura villanoviana furono trovate a Sasso Marconi e Battedizzo, in pieno Contrafforte. Vennero poi gli Etruschi che s’insediarono a Marzabotto (Misa) nella valle del Reno . Vi sono tracce anche di presenza celtica a Lagune nella parte più occidentale del Contrafforte. e poi i Romani (II° sec.a.C.) che preferirono la piana di Sasso Marconi. Verso la fine del I° secolo d.C. i romani dell’età augustea, costrurono un’opera imponente: un acquedotto sotterraneo che in 17 km portava l’acqua del Setta a Bononia.

Quest’opera idraulica attraversava tutto il Contrafforte ed oggic è ancora in funzione dopo i lavori di rilevamento e restauro eseguiti dal Gruppo Speleologico Bolognese e dall’Unione Speleologica Bolognese pochi anni fa.

Sulle pendici del Monte del frate che si affaccia sul Setta, venne scoperta, nel 1966, una specie di cavità artificiale con decine di nicchie sulle pareti. Si ipotizzò che fosse un colombario, cioè un luogo per l’allevamento dei piccioni forse di età basso-medievale (e non di origine romana come ipotizzato inizialmente). Comunque il problema è ancora dibattuto.

Tutela e protezione

Dal 2006 questo territorio è diventato Riserva Naturale del Contrafforte Pliocenico con un’estensione di 757 ettari collegato all’attiguo Sito di Interesse comunitario (SIC) nonché Zona di Protezione Speciale che copre una superficie di 2628 ettari. Per le sue innumerevoli peculiarità anche questo pezzo di Appennino bolognese rappresenta un luogo pieno di fascino e, perché nò, anche di mistero.