La Val di Zena

L’unica valle incontaminata alle porte di Bologna

…Un giorno mi trovai sulla via del Monte delle Formiche,
iniziando così quello che io definirò sempre la mia incredibile,
meravigliosa avventura appenninica…

Luigi Fantini

 

Percorrendo la Val di Zena si ha come la sensazione di fare un viaggio a ritroso nel tempo dove la natura torna pian piano al suo aspetto “selvatico” stupendoci con la sua varietà di ambienti differenti, zone boschive, grotte, calanchi, prati, borghi abbandonati, Tutti gli ambienti, antropici e naturali, sembrano coesistere in un’elegante armonia.
Questa bellezza fisica della valle che gustiamo semplicemente abbandonandoci ai nostri sensi mentre la attraversiamo, viene arricchita dal patrimonio storico e culturale che gli appartiene, per lo più invisibile, ma che possiamo immaginarci e ripercorrere anch’esso attraverso visite ai musei/parchi o visite guidate in tratti specifici della valle .
La Val di Zena si apre subito con il Parco dei Gessi, patrimonio di enorme valore sotto vari aspetti: speleologico, geologico, naturalistico, botanico, archeologico, che trova il suo fulcro a Casa Fantini sede del Parco.
Se l’interesse speleologico è una caratteristica del parco dei Gessi tutti gli altri aspetti pur nella loro diversità sono di interesse in tutta la vallata. La diversità di ambienti naturali è infatti un’ulteriore ricchezza che attrae in questi luoghi per la sua varietà di paesaggi, specie botaniche, animali e conformazioni geologiche che cambiano continuamente non solo lungo il cammino ma anche nei diversi periodi dell’anno.

 

 

Quando ci addentriamo lungo la valle notiamo subito le ampie zone ancora poco antropizzate, dove l’inurbamento è limitato a piccoli centri abbastanza recenti.
Molto è dovuto alla conformazione stessa del territorio, infatti la valle è stretta con ampie zone calanchive, ma forse, se andiamo indietro nella storia, non è questo l’unico motivo.
I motivi che hanno fatto sì che questa vallata preservi ancora grossa parte del suo patrimonio naturale, geologico, archeologico e di bellezza paesaggistica sono dovuti all’uomo e alla sua capacità di custodire e valorizzare l’ambiente e il suo patrimonio.
La Val di Zena può essere considerata un esempio di territorio salvaguardato dai suoi abitanti, dai suoi amatori, dai suoi ricercatori e studiosi: un esempio di salvaguardia dal basso.
Le ricerche e le scoperte di Francesco Orsoni e Luigi Fantini, la costituzione del Gruppo Speleologico, la nascita del Parco dei Gessi, i recenti ritrovamenti etrusco/celtici di Monte Bibele sono alcuni degli avvenimenti importanti che grazie alla curiosità e amore dell’uomo per il proprio territorio hanno determinato un forte cambiamento di rotta nello sviluppo della vallata.
Questi fatti hanno poi prodotto oltre che una grande ricchezza di reperti, un humus culturale che ha portato alla nascita di musei come il Museo Donini, che custodisce grossa parte dei ritrovamenti preistorici del Parco dei Gessi, il Museo Archeologico Luigi Fantini di Monterenzio con i ritrovamenti di Monte Bibele etrusco-celtici, il nostro piccolo Museo dei Botroidi di Luigi Fantini di Tazzola.
La Val di Zena è una valle dai mille volti in continuo cambiamento non solo nei suoi aspetti naturali ma anche storici che hanno spostato la presenza degli uomini in punti diversi, dalla collina alla pianura e viceversa, a seconda delle necessità e degli eventi; questo costituisce un’ulteriore motivo di indagine per chi volesse ripercorrere le tracce di antichi borghi, castelli, antiche civiltà o addirittura tracce preistoriche.