Tra il castello di Zena ed il borgo di Tazzola, si erge, su uno sperone di arenaria, una antica costruzione del XIV° secolo, forse, però, già presente nel XIII° secolo: la Torre della Rete o Eredi.

torre dell'erede

Sulla sua funzione vi sono diverse ipotesi. Secondo una di queste, la costruzione potrebbe essere stata una torre di guardia del vicino castello di Zena. In altri termini poteva aver avuto la funzione di un miglior controllo sul territorio circostante essendo ad una quota più elevata rispetto al suddetto apparato fortilizio. Secondo altri autori si trattava di una “casa-torre

A tutti gli effetti, infatti, analizzando la sua architettura si osserva che era senz’altro un edificio difficilmente raggiungibile e rientrava in una tipologia molto diffusa in quei secoli in tutto il nostro Appennino. Innanzi tutto la porta di ingresso è   più in alto del piano di campagna, per cui sarebbe stato necessario in origine l’uso di una scala retraibile in caso di bisogno (poi fu costruita una scala in pietra). A lato si nota una feritoia. Più in alto ancora vi è un’altra porta-finestra che testimonia la necessità di usare una scala a pioli per averne l’accesso. In questo secondo caso poteva aver la funzione di un’apertura attraverso cui far salire dei materiali (es. grano, oggetti ecc.) magari coadiuvati da carrucole. Vi sono inoltre numerosi fori tra le pietre della muratura, tipicamente lasciati per porvi impalcature durante la sua costruzione. In alto si aprono finestrine con arco a sesto acuto tipiche di quei lontani secoli. Altra caratteristica sono alcuni motivi ornamentali (con scopi apotropaici, cioè per allontanare eventuali influenze maligne?) disposti in alto sulle quattro facciate. Si tratta di grossi conci di arenaria che sporgono e che recano scolpito in modo simmetrico delle teste umane dai tratti molto schematici e che sembrano guardare tutt’attorno. Questi elementi decorativi caratterizzavano le opere dei trecenteschi “Maestri Comacini” diffuse nel nostro Appennino.

torre pino

Per quello che riguarda il nome di questa singolare torre (in bolognese la Tarr d’la Raid ), alcuni avanzano l’ipotesi che lì vicino fosse stato montato un impianto con una rete per catturare gli uccelli, in altri termini uno strumento per l’uccellagione, molto diffuso in quei tempi quando l’approvvigionamento di carne non era cosa semplice ed in più senza costi aggiuntivi. Riguardo al termine “Erede o Eredi” non si sa nulla. Alcuni anni fa, il proprietario, un affermato architetto, costruì un’impalcatura in legno attorno alla cima dell’edificio come era in uso nel Medioevo. (la stessa Torre Asinelli ne ebbe una), oltre a farne un accurato restauro e rendendola di nuovo abitabile. Accanto alla torre vi è una casa in pietra arenaria , pure antica. Fu Luigi Fantini, nel 1939, il primo ad immortalare, in alcune foto a lastre, questo straordinario monumento. Per raggiungere questi edifici occorre salire per Via Faiedola, ma l’accesso non è consentito, in quanto proprietà privata.