L’Associazione

Parco Museale della Val di Zena

 

Il nome Parco Museale della Val di Zenanon ha una connotazione istituzionale ma denomina di fatto un parco custodito e vissuto dai suoi abitanti come “Museo Aperto Diffuso”. Secondo la definizione dell’International Council of Museums, Museo èun’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo. È aperto al pubblico e compie ricerche che riguardano le testimonianze materiali e immateriali dell’umanità e del suo ambiente; le acquisisce, le conserva, le comunica e, soprattutto, le espone a fini di studio, educazione e diletto.
Questo Parco che noi stessi abbiamo istituito prendendocene cura comprende tutta la vallata  che ha una sua unicità storico/culturale e naturale.

Il Parco Museale della Val di Zena è l’unione di questi aspetti a cui noi diamo forma divulgandone la sua identità attraverso scritti e pubblicazioni e rendendone accessibile la fruizione con la creazione ed il ripristino di sentieri e strade antiche favorendo un turismo rispettoso e sostenibile.

Questo lavoro di anni ha avuto come risultato finale la creazione della Via del Fantini che partendo da San Lazzaro e percorrendo tutta la valle arriva a Monte Bibele, un progetto che racchiude e cuce tra loro tutti i più importanti luoghi dal punto di vista paesaggistico geografico/culturale in un percorso percorribile a piedi ed in bici.
La nostra conoscenza fisica e storica del territorio ha avuto fin da subito una forte impronta di carattere sociale, supportati nelle nostre ricerche di strade e luoghi antichi dagli anziani, arricchiti dai loro racconti, aiutati nella pulizia dei sentieri da tanti volontari di ogni età e provenienza.
I luoghi distrutti dalla guerra su cui abbiamo lavorato sono diventati luoghi di rinascita e di pace attraverso varie attività socio-artistiche tra cui anche un campo di volontariato improntato su questo tema specifico a Gorgognano insieme al CISV.
I nostri progetti non sono rivolti soltanto alla custodia del passato ma cerchiamo di vivere e far vivere a tutti il territorio in maniera attiva e partecipata, sviluppando, attraverso eventi ludici, creativi e artistici, occasioni di crescita culturale del territorio e dei suoi abitanti. Il Museo dei Botroidi di Luigi Fantini a Tazzola ne è un esempio, la sua particolarità espositiva ma soprattutto l’invito dei suoi ideatori Lamberto Monti e Giuseppe Rivalta ad una conoscenza sensoriale della geologia coniando il termine “Geotattile” ne fa un museo esperienziale unico che crea un anello di giunzione tra il Museo della Preistoria Luigi Donini a San Lazzaro ed il Museo Archeologico Luigi Fantini a Monterenzio.

 

Libro su Parco Museale della Val di Zena

Pubblicazione finanziata dalla Regione Emilia Romagna 2019

 


Cosa rappresenta il simbolo del Terzo Paradiso?

 

È la fusione fra il primo e il secondo paradiso. Il primo è quello in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana, fino alle dimensioni globali raggiunte oggi con la scienza e la tecnologia. Questo paradiso è fatto di bisogni artificiali, di prodotti artificiali, di comodità artificiali, di piaceri artificiali e di ogni altro genere di artificio. Si è formato un vero e proprio mondo artificiale che, con progressione esponenziale, ingenera, parallelamente agli effetti benefici, processi irreversibili di degrado e consunzione del mondo naturale. Il Terzo Paradiso è la terza fase dell’umanità, che si realizza nella connessione equilibrata tra l’artificio e la natura.
Terzo Paradiso significa il passaggio a uno stadio inedito della civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. A tale fine occorre innanzi tutto ri-formare i principi e i comportamenti etici che guidano la vita comune.
Il Terzo Paradiso è il grande mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità nella visione globale. Il termine paradiso deriva dall’antica lingua persiana e significa “giardino protetto”. Noi siamo i giardinieri che devono proteggere questo pianeta e curare la società umana che lo abita.
Il simbolo del Terzo Paradiso, riconfigurazione del segno matematico dell’infinito, è composto da tre cerchi consecutivi. I due cerchi esterni rappresentano tutte le diversità e le antinomie, tra cui natura e artificio. Quello centrale è la compenetrazione fra i cerchi opposti e rappresenta il grembo generativo della nuova umanità.

Michelangelo Pistoletto, 2003

Per saperne di più vista il sito del Terzo Paradiso: http://terzoparadiso.org/